martedì 16 settembre 2014

Strada Provinciale 461

Sto seguendo la Strada Provinciale 461 in direzione Varzi per recarmi in un posto che voglio visitare da tempo e che sarà presto soggetto di un nuovo post.
Giornata di sole e poche nuvole; tempo ideale per dove devo andare.

La SP 461 è una via di comunicazione tortuosa ma non priva di curiosità.
Innanzitutto collega Voghera a Bobbio, perciò comincia in Lombardia e finisce in Emilia Romagna collegando di fatto due valli: Valle Staffora e Valle Trebbia.
Lungo la strada si passano i comuni di Rivanazzano, Salice Terme, Godiasco, Ponte Nizza, Bagnaria e Varzi e salendo si passa da tratti più o meno rettilinei a tratti più impegnativi di tornanti.
Come strada è decisamente piacevole specie se avete una macchina piccola come la Punto vecchio modello che sembra non accusare troppo le salite e mi lascia godere ogni curva.
È sicuramente una delle arterie più importanti per l'Oltrepò e a testimoniare ciò bisogna menzionare che da qui passava la tratta Lombarda della Via Del Sale oggi ancora percorribile da Varzi in poi.
A parte i comuni sopra elencati la strada porta anche alle deviazioni per San Ponzo, Cecima, Pietragavina, Sant'Alberto, Cella di Varzi, Valverde e il Passo del Penice già parte di altri post.

Tuttavia oggi volevo postare una curiosità che risale al periodo Fascita.
Un pezzo di storia che ancora si può incontrare lungo questa strada.
Quando il partito di Mussolini era al potere, come parte della mastodontica propaganda del partito, venivano spesso riportati estratti dei discorsi del Duce sui muri dei cascinali in corrispondenza delle strade più trafficate ed essendo la provinciale una di queste, è possibile incontrare ancora alcuni muri intonacati con sopra discorsi patriottici dell'epoca.
Che io sappia ce ne sono due sulla SP461.
Il primo, che ormai non si legge quasi più, si trova all'ingresso di Bagnaria, scendendo verso valle, su un cascinale a destra della strada.
Il secondo invece si trova sul retro di un fienile posto all'ingresso di Località Mornasso, salendo verso l'alta valle Staffora, ed è ancora leggibile.
Mi ricordo che da bambino, quando passavamo di li, mi colpiva vedere queste grandi parole scritte sul muro anche se no ne capivo il significato.
Oggi quello che vedo non è una scritta nazionalista ma della pura e semplice pubblicità di un era passata.

Sarà un caso che proprio li hanno deciso di mettere dei pannelli per l'affissione di materiale pubblicitario?



martedì 2 settembre 2014

Abbazia di Santa Maria di Acqualunga

La scoperta di un posto nuovo non è una scienza ben precisa e come tale non ha regole.
Può essere il caso o una approfondita ricerca a portartici e, ambedue, sono validissime.
È invece vero che quando ti prende il desiderio di scoprire non puoi rimandare e devi per forza prendere e partire alla ricerca di qualcosa, qualunque essa sia
E qualcosa, nell'Oltrepo', la si trova sempre.

Così accade una sera quando, in un cassetto di una vecchia scrivania, trovo uno stradario degli anni 80 del Touring Club.


Una lieta scoperta; quasi un incontro dopo tanti anni.
Infatti come posso dimenticarmi questa copertina verde?
Erano i fedeli compagni di viaggio quando, da bambini, si andava in vacanza coi genitori.
E come dimenticarli quando durante le interminabili ore di macchina venivano riposti nel tascone dietro al posto del guidatore?

Non nascondo una certa emozione nel ritrovarli e uno tsunami di ricordi.
Oltre ad essere estremamente utili, ancora più importanti sono sicuramente le loro mappe così ricche di dettagli.
Un equivalente moderno di un Google Maps.
Forse anche meglio.
È vero che la tecnologia prende il sopravvento sulle nostre vite ma gli stradari non hanno bisogno di un buon segnale per collegarsi a internet e non ci sono sono foto spoiler di quello che troverai giunto a destinazione.

Non perdo tempo e guardo subito cosa le pagine mi suggeriscono nei dintorni e così, dopo poco, scovo un piccolo disegno a forma di chiesetta.

Non resisto.
Macchina fotografica, stradario, cellulare e via verso la meta.
Lasciandomi Voghera alle spalle proseguo in direzione Casei Gerola e quando la passo proseguo in direzione Cornale.
Non posso non pensare allo zuccherificio che qui esisteva una volta, pensiero comune a tutti quelli come me cresciuti in zona.
Ad ogni modo continuando lungo la strada non ho voglia di fare il ponte che porta a Sannazzaro, voglio qualcosa di nuovo.
Cosi seguendo i cartelli e varie indicazioni scopro un altro ponte sul Po di cui ignoravo l'esistenza.
Svolto verso sinistra in direzione Molino dei Torti e continuo fino a sbucare sulla Strada Statale 211 che collega Sale a Mortara.
Giro a destra e passo su questo semplice ponte senza travi gigantesche d'acciaio,
È il tramonto e il sole fa capolino fra le fronde degli alberi sul lato opposto del fiume.
Quando si incontrano, gli ultimi raggi e le complesse anse elaborate del Po, generano lingue di fuoco sull'acqua.
Al di la del ponte riecco la campagna e Pieve Del Cairo, posto che da bambini ha un aria mistica vista l'associazione del nome con la capitale dell'Egitto.
Resto fuori dal paese e svolto prima a sinistra lungo la Strada Provinciale 4 e, a Gambarana giro a sinistra sulla Strada Provinciale 156 (SP14 per il primo tratto).

Se non fosse per lo stradario non noterei nemmeno la stradina sterrata che sulla sinistra porta all'Abbazia.
Forse è proprio questo il bello di uno stradario; non ti dice quale sia l'accesso principale ma te lo lascia scoprire.
Qualche buca riempita con vecchi cocci e mattoni rossi, il segno delle dentature dei pneumatici dei trattori e qualche vecchia pozzanghera che ormai è argilla quasi secca; questa la classica stradina di campagna che porta ad un gruppo di vecchi caseggiati.
L'abbazia è la parte più vecchia e il borgo attorno ad essa è sorto successivamente.


Risale al XII secolo e deve al suo nome ad un canale che li vicino collegava al Po.



Una volta c'era anche un monastero a sud della abbazia di cui non rimane nulla.


È strano vedere appartamenti su due piani in aperta campagna e vedere un paesino cosi piccolo ruotare attorno a questa abbazia.
Si ha l'impressione che qui si viva fuori dal tempo e fuori dal mondo.
Passano i secoli ma è un posto davvero ancora raccolto in se stesso.

Parcheggio e un vecchio che passa in bicicletta indugia un po' nel vedermi fermare.
Mi sento osservato ma sono anche le 9 di sera e non credo ci passi molta gente qui.
Scendo sentendomi un po in soggezione e timidamente comincio ad avvicinarmi alla abbazia con in mano la macchina fotografica.
Faccio solo due o tre foto visto che c'è poco da vedere da fuori e, purtroppo per me, la porta è chiusa.
Che peccato!
Comincia a crescere in me una sensazione di estraneità, mi sento fuori posto.
Quasi alla presenza si un titano che dorme da secoli e non lo si vuol svegliare.
Forse è solo il contrasto con l'altra visita fatta solo qualche giorno prima a Breme, dove tutto era visitabile, a farmi sentire così.
Non sembra un posto da turisti ma ci sente più come ad entrare sull'aia di qualcuno.

Con questi pensieri e quel sapore dolce-amaro di una parziale vittoria riprendo la strada verso casa.
La strada del ritorno non me la ricordo nemmeno, sembra anzi che mi sono teletrasportato a casa.
Non riuscivo a togliermi dalla testa il pensiero di una piccola comunità così remota.
Sono incapace di catalogare questo posto paragonandolo alle mie precedenti esperienze.
Anche il fatto che mi aspettavo di poter entrare nell'abbazia e non ci sono riuscito ha il suo peso.

Concludendo penso che se vi piace l'idea della comunità remota sviluppatasi attorno ad un centro religioso dovete assolutamente venire qui perché sembra sia uno spaccato della vita di tanto tempo fa che, anche se aggiornata nell'abbigliamento delle sue comparse, trasuda ancora il profumo del tempo che fu.
Forse uno scorcio su “Il Nome della Rosa”.

lunedì 25 agosto 2014

L'Osservatorio di Ca Del Monte

Lo stesso giorno della scoperta della visita alle grotte di San Ponzo cado di nuovo vittima del Geocaching.
Infatti lasciandomi San Ponzo di Semola alle spalle avevo lasciato l'applicazione attiva e, giunto giù al paese, si era aggiornata dandomi come indicazione “Osservatorio di Ca Del Monte”.
Mi fermo per leggere meglio e scopro che ho letto bene.
Mai saputo che sulle colline a me tanto care ci fosse un osservatorio!
Ovviamente non perdo tempo e visto che è Giugno e sono solo le 6 e 30, mi avvio verso l'ennesima scoperta.
Vado verso Cecima.


Giunto al paese c'è un bivio e bisogna tenersi sulla sinistra.
Mi sarei aspettato già le indicazioni da qui ma non è così.
Tuttavia va detto che l'osservatorio è accanto all'agriturismo Ca Del Monte perciò basta seguire le indicazioni di quest'ultimo per arrivare a destinazione.
Lasciando Cecima alle spalle, seguendo la Strada Provinciale 62 si arriva, dopo un paio di tornanti a Serra Del Monte, un paesino arroccato sul lato della collina.
Qui, dalla pesa pubblica, si gode una splendido panorama sulla valle sottostante.




Non si può non notare il Castello di Pozzol Groppo che spicca su un crinale e sinceramente, vendendolo così, credo sarà una delle prossime mete che visiterò.


Continuando verso il centro del paese bisogna prendere la prima stradina sulla sinistra.
Non la si può mancare perché sale ripida, stretta ed è simile ad un tornante.
Ci sono tutti i cartelli con Ca Del Monte come elemento comune legato a Osservatorio, Agriturismo e Campo di Volo.
Si sale rapidamente e non mancano scorci sempre suggestivi quindi mi prendo il tempo per fermarmi e immortalarli con qualche foto.
Giunto in cima, sulla sinistra si trova l'agriturismo e dall'altra parte della strada il campo di volo.
Suggerisco una sosta qui per godersi il panorama se non c'è nessuno che si sta lanciando col deltaplano.




La vista è decisamente mozzafiato.
Riprendendo la strada si giunge ad un bivio e, prendendo la strada sulla sinistra, si arriva all'osservatorio.
Un parcheggio molto piccolo, un po' in salita e sul ghiaietto è li ad attendervi.
Al di la di una staccionata di legno ecco tre classiche cupoline bianche, coperture tipiche dei telescopi.



Sembra più una villetta di montagna convertita in osservatorio che un vero e proprio posto per scrutar le stelle.
Una piccola biglietteria chiusa, simile ad un capanno,riporta gli orari e i giorni di apertura (ovviamente di notte).
Non c'è niente da dire, è un posto bellissimo visto che domina la cima di una collina e si può spaziare con lo sguardo tutt'attorno.
É anche possibile prendere la stradina che passa alla destra dell'osservatorio e dopo pochi metri salire dietro alle cupole bianche per avere una prospettiva ancora migliore.
Per i cercatori della Cache e i fotografi suggerisco invece di passare i piccoli rovi alla destra del parcheggio.
Qui delle sporgenze di roccia sono il punto perfetto per scattare qualche foto alle verdi valli sottostanti.





E si capisce anche come mai è stato fatto un campo di volo visto lo strapiombo.
Il sottofondo delle cicale, il sole, una leggera brezza e le colline modellate da boschi e campi sono scuse più che sufficienti per fare un giro fin qui anche ad osservatorio chiuso.

Se si ama un minimo la collina dell'Oltrepo (e il geocaching) questa tappa non può mancare e, se gli agriturismi in zona sono aperti, forse è il caso di fermarsi e prendersi cura anche del corpo oltre che dello spirito.
Non si può mancare di rispetto al Salame di Varzi!


martedì 19 agosto 2014

Grotte di San Ponzo

Ci sono posti in Oltrepò dei quali senti sempre parlare da bambino anche se non ti ci hanno mai portato.
Crescendo capita ancora di sentirne parlare ma anche se ti stuzzica l'idea di saperne di più, spesso la accantoni con la scusa classica che nel week end hai “sempre” o forse “di meglio” da fare che inseguire un ricordo da bambino.
Tuttavia capita alle volte il contrario, ovvero che una nuova passione ti porta proprio li, in quel posto, per scoprire di cosa si tratta.
A fare da tramite fra me e le Grotte di San Ponzo è stato il Geocaching.
Scoperto da poco tempo si è rivelato essere un hobby fonte di nuove idee per le mie uscite fuori porta.

Detto fatto mi sono organizzatoe son partito.
Raggiungere le grotte è abbastanza facile.
Da Voghera e bisogna dirigersi a sud.
Si passa Rivanazzano, Salice Terme e poi su fino a Godiasco finche si passa Ponte Nizza andando in direzione di Varzi e, poco più avanti sulla destra, un cartello segnala San Ponzo, il comune che si trova vicino alle suddette grotte.

San Ponzo Semola è la prima sorpresa di questa gita fuori porta.
Un villaggio minuscolo di origine medievale con la via principale strettissima al punto che anche se a doppio senso di marcia, solo una macchina alla volta può passare.
Le case addossate le une sulle altre mi portano alla mente i carruggi liguri.
Una piccola piazzetta con una madonnina è l'unica valvola di sfogo in caso di incontro con un veicolo che procede in direzione avversa.
Incredibile pensare che anche i trattori passino per queste vie minuscole.
Ad ogni modo trovare le grotte è facile; basta seguire le indicazioni sotto forma di pannelli in legno che indicano il percorso del giubileo.
Così facendo ci si trova in pochissimo tempo a percorrere una stradina asfaltata e stretta che esce dal borgo in direzione delle colline.
La strada poco più avanti fa una curva verso destra e sale lasciando sulla sinistra una stradina sterrata. Venendo dal paese non si vede il cartello ma è quella strada di terra battuta che porta alle grotte.
Anche se la nota in merito alle Grotte di San Ponzo sul sito del Geocaching suggerisce si percorrere la strada con un veicolo 4X4, io mi ci sono avventurato ambedue le volte con due veicoli che del 4X4 non hanno proprio niente: una Punto e una Zafira.
Questo non vuol dire che sono stradine di campagna non troppo impegnative ma che con pazienza e molta attenzione anche i veicoli non propriamente a trazione integrale possono salire su fino alle grotte.
Detto ciò va fatto solo se non ha piovuto e le possibilità di incappare nel fango lungo la strada sono pari a zero.
Inoltre molta gente va a piedi su per la strada sterrata perciò bisogna andare molto piano, fare molta attenzione e pianificare bene cosa fare in caso si incontri un veicolo che viene nella direzione opposta.
Dopo 4 o 5 tornanti si arriva ad uno spiazzo in mezzo al bosco con tavoli in legno per i picnic, un paio di grosse griglie per il barbecue su supporti in muratura e un pannello di legno con le informazioni sul posto e sul cammino del giubileo.
Un segnale indica in direzione di una salita non eccessivamente ripida sulla quale non ci sono nemmeno 50 metri da percorrere prima di poter giungere alla prima delle grotte; quella del santo.
È strana la sensazione quando poco prima di arrivare si intravede fra le piante e i cespugli il profilo bianco della cappelletta coi mattoni rossi posta dinanzi alla fenditura nella roccia.



Ci si sente quasi come a scoprire una nave nel deserto o un aereo in fondo al mare.
Sembra non appartenere al bosco questa struttura.
Tuttavia allo stesso tempo ci si abitua in fretta alla sua presenza e al momento di andar via sembrerebbe quasi strano se non ci fosse.
Entrando ci si accorge di quanto e piccola ma tenuta bene.
Al suo interno un piccolo altare sovrastato da un quadro del santo e da diverse immagini e icone religione.
Poi alcune sedie,diverse oggetti lasciati dai fedeli e alcuni articoli di giornale in una piccola bacheca che raccontano la storia del santo citando le presunte capacità curative del posto.


Sembra infatti che chi si adagi all'interno della grotta nel punto in cui vi era il giaciglio si San Ponzo, ne abbia effetti benefici e curativi.
Accendere la candelina e fare un'offerta è di rito così pure come firmare il registro delle presenze prima di uscire.

La grotta alle spalle della chiesetta è quella dove il santo ha vissuto da eremita intorno al 400 dopo Cristo.
È larga, ripida, scivolosa e poco profonda.
In alto in una specie di depressione nella roccia c'è una madonnina con alcuni ciclamini e una paio di candele accese.



Si capisce istintivamente dove era il punto in cui si riposava il santo.
Il tempo di una riflessione su come si poteva vivere in questo isolamento e poi si può continuare la visita.
Superando infatti la chiesetta si trova un altra piccola fenditura nella roccia e, poco dopo un'altra grotta ancora piu profonda di quella del santo.
È decisamente suggestiva e collocata a qualche metro di altezza rispetto al sentiero.
Per accedervi ci sono due modi.
Quello avventuroso di issarsi con una corda frontalmente (si può usare alcuni gradini naturali per aiutarsi e ci sono delle staffe in cima).
Oppure quello meno rischioso ma comunque più sporco di salire nel piccolo canalone laterale che si trova a destra della grotta e infilarsi in una fessura strisciando sul fondo roccioso fin dentro.
Io ho scelto la corda.



Il suo interno ricorda una di quelle grotte degli uomini delle caverne e sembrerebbe quasi logico aspettarsi di vedere qualche pittura rupestre o addirittura qualche resto di uomini o animali al suo interno.
Tuttavia solo traccia di qualcuno che ci è passato sotto forma di un accendino e alcuni pezzi di carta.
Il fondo è molto polveroso con uno strato di terra simile a borotalco alto qualche centimetro.



Sedendosi all'interno e guardando fuori si vede il bosco incorniciato dalla bocca della grotta e si ha una sensazione di protezione dal mondo esterno.
Sensazione che però sfuma in fretta con la voglia di legarci a quella natura li vicina e di lasciare l'oscurità.
Credo però che sarebbe il contrario se fossimo di notte; probabilmente farebbe piacere illuminare le pareti solide di una grotte piuttosto che la luce che si perde nel bosco.



Terminata la visita non rimane altro da fare che prendere la via del ritorno verso casa.
Perlomeno questo è quello che farebbero tutti se non fosse che dalla parte opposta dello spiazzo rispetto alla salita che porta alla cappelletta c'è una piccola fontanella che pare sgorgare direttamente dalla montagna.
La curiosità mi ha portato ad avventurarmi in quella direzione altrimenti non ci sarei mai andato.
E come spesso accade tale curiosità viene premiata
Ecco infatti , nascosto dalle altre piante , un immenso mostro di legno.
È il Grande Vecchio, un albero mastodontico.
La targa apposta su di lui dice “Il Grande Vecchio, 370 Anni” (purtroppo senza la data in cui la targa è stata messa).



Si leggono anche altre parole sotto ma il legno della targa è molto consumato perciò è difficile capire ma il concetto è “Medita viandante , quando tu non ci sarai più, io ci sarò ancora” o qualcosa di simile.
Verrebbe voglia di abbatterlo per fargli vedere se è davvero così!

In conclusione il posto merita una visita, non importa che ci andiate per il valore religioso o per la scampagnata.
Per chi ha tempo e voglia si può pure dare la caccia alla Geocache qui nascosta o magari continuare a piedi lungo i sentieri del bosco.
In alternativa suggerisco di riprendere la macchina, attraversato di nuovo il paese svoltare a destra in direzione Cecima e poi seguire le indicazioni per Ca Del Monte.
Il motivo sta nel prossimo post... :)

giovedì 24 ottobre 2013

Abbazia di Breme



Se mia nonna mi avesse mai chiesto “Sei mai stato a Breme?” io probabilmente avrei risposto “Intendi Brema, in Germania?”.
Mai avrei pensato che esistesse un paese a così poca distanza da casa mia con cosi tanti piccoli segreti e tanto meno ci sarei finito se un giorno, con mio padre, non avessi deciso di andare a cercare un ristorante, Da Romè, in occasione di una comunione che da li a poco si sarebbe tenuta.
Giungendo alla rotonda vicino alla raffineria di Sannazzaro De Burgundi, mi accorgo di un cartello con un disegno stilizzato di una abbazia e la scritta Breme.
Accosto e diamo un occhiata e forte dell'intesa che ho con mio padre, non c'è voluto nemmeno uno scambio di opinione per dire “Andiamo”.
E cosi fra risaie e strade statali siamo arrivati in fine a Breme e, districandoci per le viuzze del borgo siamo arrivati fino alla piazza del municipio che si trova accanto all'Abbazia.



Il primo impatto lascia una sensazione strana al palato.
Come qualcosa che può rivelarsi saporitissima un secondo dopo così come insipida.
Infatti non è quello che ci si aspetta quando si pensa ad abbazia.






Il lato positivo è che non essendo “solo” una abbazia è aperta sempre.
Quello non negativo ma comunque inaspettato è la conversione di un'area in appartamenti.
Il tutto lascia un po' perplessi perché la prima cosa che ho pensato è stata che per quanto fosse bello poter girare il posto senza limitazioni di orario ne costo di biglietti, allo stesso tempo non volevo entrare nello spazio domestico di qualcuno.
Per questo i primi 5 – 10 minuti sono stati più di orientamento che altro.
Infatti abbiamo scoperto le varie stanze adibite a vario uso per la comunità nonché i bagni pubblici.
Sotto il porticato , oltre a varie lapidi e la storia della abbazia, c'erano anche bacheche con la storia e le attività locali che sempre mi affascinano quando torno in Italia.








Vedere quanto i piccoli borghi sanno ancora radunare i loro abitanti dietro attività e sagre è una cosa che i paesi esteri, specie quello britannico credo un po' ci invidino.
Ad ogni modo la prima sorpresa del posto è stata la Cucina dei Frati.





Non ero sicuro se fosse un refettorio per i poveri o una parte originale di come era storicamente la cucina dei frati.
Varchiamo con indugio la porta e scopriamo che è la seconda, una parte conservata come era nel passato.
Un interruttore in cima alle scale, posto vicino al mulinello di legno classico dei pozzi, accende una fioca luce lungo i gradini che scendono.

Tuttavia non svelano la sorpresa che si trova alla fine della rampa.




Infatti scesi in fondo ci si trova in questa cucina.
Un aparete e' dominata dal camino e se non fosse per la fioca luce e lampade strategicamente collocate per dare l'idea dei fuochi di cottura, sarebbe buio pesto.









 
La mancanza di legna che arde, pentolame, cibo e soprattutto diindaffarati monaci , sono l'unico segnale che non stiamo vivendo nel passato.
Non mi sarei mai aspettato una cosa così ben fatta e accessibile da chiunque a gratis.
Un po' mi ha dato da pensare e il pensiero era che se fossimo in Gran Bretagna minimo pagheresti 4 sterline di ingresso e ci sarebbe un centro visitatori!
Detto ciò visitiamo ogni angolo e sentiamo il profumo di storia trasudare dai muri.
Dopo esserci sentiti passare il tempo addosso risaliamo e continuiamo la perlustrazione.
Dalla parte opposta del chiostro si trova infatti un piccolo passaggio che porta... a due campi da tennis!
Lo so sembra assurdo ma quello che era un cortile una volta ora sono due moderni campi da tennis.
Ci sarebbe davvero molto da domandarsi ma non sono qui per indagare su permessi edilizi.
Più che altro scendiamo nella Cripta.
All'inizio scendiamo senza la luce e il tutto rende molto suggestiva la visone di queste colonne delinearsi nel buio con la fioca luce che penetra dalle finestrelle.









C'è un un buco circolare profondi circa 30 cm nel centro della stanza e alcune delle colonne sono di mattoni e altre di pietra , tipo granito.
In un anfratto del muro c'è una rientranza e una piccola luce illumina un ritratto della Madonna in una stanza che poteva benissimo essere stata un magazzino in precedenza.






Se non lo e stato ai suoi tempi lo e stato nei primi del 900 e lo si evince dallo stato della porta e da vecchie damigiane nascoste negli angoli.
È impossibile non fermarsi un attimo e pensare non tanto alla funzione religiosa del posto ma all'organizzazione di un posto così negli anni e a chissà quante persone hanno vissuto lavorato e pregato in questi posti.
Passata la fase di raccoglimento è ora di uscire ma non prima di aver respirato di nuovo a pieni polmoni l'odore stanco di una struttura una volta vibrante di vita.
Con un mix di sensazioni lasciamo il posto.

In conclusione credo che l'abbazia merita decisamente una visita, anzi non si può davvero ignorarla. Tuttavia penso che si possa apprezzare di più con una guida (ci sono visite guidate) che da soli.
Il fatto è che làabbazia lascia tanti quesiti quando è bella e interessante e ammetto che in futuro io stesso vorrei tornarci e sentire il tour guidato cosa racconta in più sulla storia che le iscrizioni su grosse lapidi commemorative e i dépliant accennano.

La bellezza della scoperta di un posto così e la sua casualità sono l'anima dell'esplorazione.